
GreenPower

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I tuoi clienti ricevono una bolletta con la tua insegna, entrano in un’area clienti coi tuoi colori e firmano un contratto con la tua copertina. La fornitura, con tutto quello che si porta dietro, resta nostra: nessun capitale sociale, nessun elenco a cui iscriversi, nessun rischio di credito. A costo zero.
È un accordo che mette il marchio dell’agenzia sulle superfici che il cliente vede — bolletta, contratto, gestionale, area clienti e un sito di vendita su un indirizzo dedicato — lasciando a GreenPower la fornitura: partita IVA, fatturazione, incassi e assistenza di secondo livello. L’agenzia non deve iscriversi agli elenchi dei venditori né avere un capitale sociale, non si prende il rischio di credito, ed è a costo zero.
La legge 49/2026 vieta le chiamate promozionali verso i consumatori senza un consenso preciso, e rende nulli i contratti conclusi in violazione — con l’onere della prova a carico di chi vende. Un’agenzia che campava di outbound non deve cambiare tecnica: deve cambiare mestiere.
Iscrizione agli elenchi dei venditori di energia elettrica e di gas, capitale sociale di almeno 100.000 € interamente versati — per la luce come per il gas —, rischio di credito sulle tue spalle, e un back office: fatturazione conforme, flussi con i distributori, incassi, recupero. Con la nostra piattaforma il back office c’è già, a canone; i requisiti restano tutti.
Si parte domani, ma il cliente resta di chi ha il marchio sulla bolletta. Ogni contratto che porti costruisce la riconoscibilità di un altro, e il giorno che il mandato finisce non ti resta niente di quello che hai seminato.
Si parte in giorni, il cliente vede te, e i rischi restano dove sono sempre stati. Il marchio non è un adesivo sopra il nostro: la bolletta, il contratto, il gestionale, l’area clienti e il sito di vendita si compongono con la tua insegna, e sono le sei superfici che il tuo cliente vede davvero.
Carichi otto immagini e cinque colori una volta. Da lì si vestono da sole 378 variabili di tinta nel gestionale e 140 sul sito, con un freno che impedisce le combinazioni illeggibili: non esiste un campo «colore del testo», ed è apposta.
Il tuo logo in testata, i tuoi recapiti di assistenza, i tuoi colori. Il nostro marchio resta in basso, sotto la dicitura «fornitura erogata da»: è chi eroga davvero, e su un documento fiscale non può mancare.
La copertina è disegnata col tuo marchio, il contratto la porta in prima pagina, e ogni scheda tecnica dell’offerta viene timbrata. Non è un logo appiccicato sopra un PDF: il documento si compone col tuo vestito addosso.
Barra, icona e notifiche col tuo marchio, per il capofila e per tutta la struttura sotto di lui. Anche la schermata di accesso: chi apre il tuo indirizzo vede la tua insegna prima ancora di digitare la password.
Consumi, bollette, pagamenti, variazioni e chat sul web, tinti col tuo colore. L’assistenza in chat porta il tuo logo e i tuoi recapiti, mai i nostri.
Non una vetrina: il simulatore di risparmio, le offerte che decidi tu di mostrare e l’attivazione online. I contatti e le richieste che arrivano da lì sono tuoi.
Non è più un PDF caricato una volta: si compone al momento con il tuo marchio e i tuoi colori, e resta allineato senza che nessuno debba ricaricarlo.
Il co-branding è uno strato grafico. È una buona notizia — è il motivo per cui non servono capitale, elenchi e back office — ma va detta per intero.
Partita IVA, ragione sociale, numerazione, IBAN e il canale verso il Sistema di Interscambio non cambiano. Il tuo marchio si affianca al nostro, non lo sostituisce. Il cliente vede la tua agenzia, il fisco vede noi.
I clienti che hai già portato restano com’erano: il marchio si timbra sul contratto al momento della firma, non si ricalcola a ogni stampa. Il parco storico si può convertire, ma è una scelta esplicita che si prende insieme, non un effetto collaterale.
Prezzi e codici offerta sono depositati in ARERA da chi vende, e chi vende siamo noi. Tu scegli quali offerte mostrare, sul tuo sito e ai tuoi commerciali — non il loro prezzo.
Come lo sappiamo con certezza. Il programma che genera la fattura elettronica per il Sistema di Interscambio non conosce nemmeno l’esistenza degli accordi di co-branding: una prova automatica impedisce che quella parola entri in quei file, e fallisce il giorno in cui qualcuno ci prova. Non è una promessa commerciale, è un cancello nel codice.
Guadagni sui contratti che porti, con le stesse regole con cui paghiamo la nostra rete. Quello che ci interessa dirti in pagina non sono le cifre ma ilmeccanismo, perché è lì che le sorprese si nascondono: quando si matura, in che giorno si paga, e cosa succede se un cliente se ne va o non paga.
Mezz’ora per capire cosa vendi, quanti punti hai in portafoglio e chi lavora con te.
L’accordo di co-branding, con la data da cui decorre. Prima di attivarlo vedi quanti collaboratori e quanti contratti tocca: si guarda insieme, invece di scoprirlo dal primo ciclo di bollette.
Otto immagini e cinque colori, dal gestionale. Da lì nascono da soli il tuo indirizzo, la tua schermata di accesso e il tuo sito.
Dal primo che firmi dopo la data di decorrenza. Non c’è nessun interruttore da ricordarsi di premere.
Una cosa da decidere con calma: l’indirizzo del tuo gestionale. Una volta che l’hai mandato in giro ai tuoi commerciali non si cambia più senza lasciare per strada chi se l’era salvato — e da quel momento è anche l’unica porta da cui la tua rete entra, il che è una difesa in più ma va saputo prima.
Le abbiamo scritte come ce le fanno, non come vorremmo che ce le facessero.
Parliamone in una demoNo, ed è il punto: diventare venditore vuol dire iscriversi agli elenchi EVE ed EVG, avere un capitale sociale di almeno 100.000 € interamente versati (lo stesso minimo per la luce e per il gas), prendersi il rischio di credito e costruire un back office. Nel co-branding il venditore resta GreenPower — tu ci metti il marchio e il rapporto col cliente.
La emettiamo noi, con la nostra partita IVA e la nostra numerazione. Il documento porta la tua insegna in testata e i tuoi recapiti di assistenza; in basso resta scritto chi eroga la fornitura. È una regola di sostanza, non di grafica: il cliente deve sapere con chi ha il contratto.
Non in automatico. L’accordo vale dai contratti firmati dopo la data di decorrenza. Il parco storico si può timbrare, ma è una decisione a parte che si prende con te, perché tocca documenti già consegnati.
No. Prezzi e codici offerta sono depositati in ARERA da chi vende, e il venditore siamo noi. Puoi però scegliere quali delle nostre offerte mostrare sul tuo sito e quali far vedere ai tuoi commerciali.
Lo decidi tu, e si imposta una volta. O i tuoi commerciali sono collaboratori nostri e firmano con noi, oppure la rete resta tua: il gestionale continua a calcolare i compensi, ma l’invito a fatturare è intestato a te, perché sei tu a pagarli.
Per l’agenzia in co-branding è a costo zero.
Solo se ci scrivi dei testi tuoi. Due siti identici su indirizzi diversi per un motore sono copie: ne tiene uno e declassa l’altro, e potrebbe toccare proprio a te. Finché le pagine sono quelle di partenza il sito resta visibile a chi ha l’indirizzo ma fuori dai motori, e la configurazione ti dice a che punto sei.
Si può, ed è previsto: la tua azienda diventa un reseller con il suo ambiente, e il passaggio avviene fornitura per fornitura invece che tutto in una notte. Servono però i requisiti del venditore: iscrizione agli elenchi EVE ed EVG, capitale sociale di almeno 100.000 € interamente versati e il rischio di credito a tuo carico, più il canone della piattaforma. Il marchio da quel momento è solo tuo, perché a quel punto il venditore sei tu.
Non una presentazione: apriamo il gestionale, carichiamo il tuo marchio e guardiamo insieme come esce un contratto e come esce una fattura.
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