
GreenPower

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Comprese quelle scomode: quanto costa, di chi sono i clienti, cosa succede se smetti. Le domande su un argomento solo stanno in fondo alla sua pagina — qui ci sono quelle che non hanno una pagina.
Dipende dalla strada. Per l’agenzia in co-branding è a costo zero. Il reseller paga un canone di piattaforma e, fatturando a nome suo, deve avere i requisiti del venditore: iscrizione agli elenchi EVE ed EVG, capitale sociale di almeno 100.000 € interamente versati, rischio di credito a suo carico.
Nel co-branding le provvigioni arrivano a un giorno fisso del mese, che non si sposta. Le regole di storno sono scritte e valgono a specchio nelle due direzioni. Il conto lo vedi maturare dal gestionale contratto per contratto, invece di riceverlo come totale a fine mese da prendere per buono.
Nel co-branding no. Se smetti, i clienti che hai portato restano forniti da noi — sono clienti nostri per contratto — e tu smetti di percepire quello che maturava sulle attivazioni future. Nessuna penale, nessun riscatto.
Dipende dalla strada. Nel co-branding la emettiamo noi, con la nostra partita IVA e la nostra numerazione, e il documento porta la tua insegna in testata. Da reseller la emetti tu, con la tua partita IVA, usando la piattaforma come strumento. È la differenza che decide tutto il resto.
Per il co-branding, giorni: si firma l’accordo, carichi otto immagini e cinque colori, e dal primo contratto firmato dopo la data di decorrenza i documenti escono col tuo marchio. Da reseller si parte dopo l’iscrizione agli elenchi dei venditori, e in mezzo entra la tua struttura di fatturazione.
No. Ci sono tredici flussi con chiavi API e si comincia dal pezzo che ti serve, di solito i clienti e le fatture. Se il tuo software non espone i suoi dati, quel pezzo va costruito ed è dalla tua parte: preferiamo dirlo prima.
Nel co-branding il contratto di fornitura è fra il cliente e GreenPower: il cliente è nostro sulla carta, ma conosce te — vede la tua insegna sulla bolletta, chiama i tuoi numeri, entra nella tua area clienti. Da reseller il contratto è tuo. Se questa distinzione è quella che ti sta più a cuore, guarda la tabella del confronto prima di scegliere.
I recapiti in bolletta e sull’area clienti sono i tuoi, quindi la prima linea sei tu. Noi stiamo dietro sulla parte tecnica — flussi con i distributori, fatturazione, incassi — e non parliamo col tuo cliente al posto tuo se non lo chiedi.
Non in automatico. Il marchio si timbra sul contratto al momento della firma, quindi vale dai contratti nuovi. Il parco storico si può convertire, ma è una decisione a parte che si prende insieme: tocca documenti già consegnati.
Lo decidi tu, e si imposta una volta sola: o sono collaboratori nostri e firmano con noi, oppure la rete resta tua e l’invito a fatturare è intestato a te, perché sei tu a pagarli. In tutti e due i casi il calcolo dei compensi lo fa la piattaforma.
Il pezzo che i commerciali usano davvero è il contratto veloce: due foto col telefono, i dati che escono da soli, la firma con un codice via SMS. Il resto del gestionale lo tocca il back office. Chi ha già venduto energia lo impara nel primo appuntamento.
Nel co-branding no: prezzi e codici offerta sono depositati in ARERA da chi vende, e il venditore siamo noi. Puoi però scegliere quali offerte mostrare, sul tuo sito e ai tuoi commerciali, una per una.
È previsto: la tua azienda diventa un reseller con il suo ambiente — con i requisiti del venditore: iscrizione EVE ed EVG e almeno 100.000 € di capitale versato — e il passaggio avviene fornitura per fornitura invece che tutto in una notte. Chi comincia col co-branding intanto costruisce il proprio nome sui documenti, che è la parte che dopo non si recupera.
Sono i tuoi e si esportano: clienti, contratti, fatture, incassi passano dagli stessi tredici flussi con cui entrano. Un fornitore che rende difficile uscire sta dicendo qualcosa su quanto si fida del proprio prodotto.
È la prima cosa di cui parliamo in chiamata. Mezz’ora, il gestionale aperto col tuo logo.
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